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CACCIA ALLA BALENA A BEQUIA... 22 aprile 2000 La spedizione ai Caraibi ci ha portato più volte nelle acque delle Isole Grenadines di St. Vincent, nel sud del Mar dei Caraibi. Abbiamo rilevato una situazione di grande pericolo per la sopravvivenza dei cetacei, delle tartarughe, oltre che per le specie economicamente rilevanti quali aragoste e strombi. Vediamo brevemente perché: 1) In queste isole è praticata la caccia alla balena, grazie ad una deroga alla moratoria internazionale concessa per "caccia aborigena o tradizionale". Questa deroga consente l'uccisione di due megattere l'anno. Nel febbraio 1999 abbiamo intervistato l'arpionere, Athenal Olivierre, (intervista disponibile in VHS), pochi giorni prima che uccidesse le ultime due megattere (fra cui un cucciolo di poche settimane), scoprendo molti dettagli fra cui il fatto che per la caccia è utilizzato un fucile ad esplosivo e che "l'antica tradizione" risale alla fine dell'Ottocento. Un secolo è certamente un periodo lungo per queste isole prive di memoria storica, ma non ci sembra giustificare una deroga per caccia aborigena. 2) E' diffusa l'idea generale che l'uccisione dei cetacei sia qualcosa di "macho" ed eroico, anche perché nella caccia alla balena si riconosce l'identità collettiva. Nell'isola di St. Vincent sono riportate continuamente uccisioni di globicefali, orche, ed altri cetacei (stenelle, tursiopi). La carne è venduta al mercato del pesce, mentre i denti, a volte incisi, sono proposti ai turisti. I cacciatori utilizzano piccole barche ("speed-boat") e fucili: la recente diffusione di motori potenti (115 Hp, 175, 2X115) mette a rischio la popolazione di globicefali. 3) In molte isole sono state costruite delle "fisheries", interamente progettate e finanziate dal governo giapponese. Queste strutture per il trattamento del pescato appaiono sproporzionate rispetto all'attuale produzione, ed è diffusa fra i locali la convinzione che l'obiettivo sia lo sviluppo della caccia ai cetacei su grande scala. La carne dei cetacei vale circa 4$ USA sul mercato di St. Vincent, mentre può costare anche più di 100 $ USA al consumatore finale in Giappone. La mancanza di prospettive economicamente valide rende vulnerabili e poco propensi a conservare il proprio territorio. 4) In queste isole invase da un turismo nautico spesso irrispettoso, il flusso di denaro è canalizzato verso le attività (bar, ristoranti) gestite da europei o americani. L'attività più diffusa fra i locali è invece la vendita di generi vari alle barche. La forte domanda di aragoste e strombi ha portato al depauperamento delle risorse. Nei famosi Tobago Cays sono ormai praticamente scomparsi gli strombi e restano solo montagne di conchiglie vuote abbandonate sulle spiagge. Nonostante la legge vieti la pesca delle aragoste quando hanno le uova, sembra improbabile che il prelievo di tonnellate di animali, anche per l'esportazione, resti privo di conseguenze. 5) Ci è stata segnalata una situazione di pericolo anche per le tartarughe marine, in quanto è diffusa la raccolta delle uova a scopo alimentare. Non si pone invece il problema della distruzione delle spiagge, poichè le spiagge atlantiche battute dal vento e dall'oceano non sono sfruttate dal turismo. Nell'isola di Bequia esiste un progetto per la salvaguardia delle tartarughe, fondato e gestito da Brother King (intervista disponibile in VHS), che merita il sostegno della comunità internazionale. Athenal Olivierre, l'arpionere, è morto quest'estate, all'età di 86 anni. La caccia alla balena può diventare ora memoria storica per queste isole e nuove energie possono essere impegnate nella protezione dei cetacei e dell'ecosistema marino. Le Grenadines possono fare dei cetacei, delle tartarughe, dei pellicani e della splendida vita sottomarina un richiamo per un turismo più attento all'ambiente, scegliendo di investire sul futuro, anziché svendere il loro patrimonio per pochi dollari. L'attenzione della comunità internazionale può portare queste isole alla comprensione della necessità di conservare il patrimonio naturalistico. E' necessaria l'educazione del turista, attuale sfruttatore delle risorse. E' necessaria l'educazione della popolazione locale, perché le uniche ricchezze di queste isole, dove non si produce quasi nulla, sono la bellezza e la biodiversità. |
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