Benvenuti!
Bienvenu !
Welcome!
 
   
   
 
About us
Ecocrociere
Aquarius
Azioni
Focus
Le foto
I cetacei
Racconti
You can help
Partners
Libri
Links
Contattaci
Home
 

DOVE SIAMO?
COSA SUCCEDE A BORDO?
LE NEWS DAL CARIBE...

SU AQUARIUS
BLOG !

 

LE REGOLE DEL WHALE WATCHING:

Sull'onda della crescente attenzione verso la natura e gli animali si sono sviluppate nel mondo una serie di proposte di attrazione turistica volte all'osservazione ed alla fotografia naturalistica. Tra queste il whale watching è quella che ha conosciuto lo sviluppo maggiore.

Diverse centinaia di migliaia di persone si dirigono ogni anno verso le zone più frequentate dai mammiferi marini, alimentando un giro di affari di tale importanza da stimolare l'attenzione di politici e di grossi imprenditori turistici. L'unione delle due classi ha spesso portato a risultati deflagranti con la realizzazione di regole e norme di sfruttamento basate sul solito valore assoluto, IL PROFITTO, anziché sulla protezione degli animali.

Il problema delle regole:

Definire cosa si può o non si può fare in presenza dei cetacei e come vadano avvicinati è un problema affrontato prima o poi quando si sviluppa un'attività di whale watching svolta da più operatori. Al tavolo si ritrovano in genere per discuterne i politici locali da un lato, e gli operatori turistici dall'altro. La tutela dei cetacei spesso passa in secondo piano rispetto alla tutela degli interessi economici in gioco.

In nessuno dei posti che abbiamo visitato le regole sono state definite in base a risultati scientifici di qualche sorta.

Spesso vengono scopiazzate dalle regole imposte in un altro paese (le più copiate sono le regole neozelandesi), senza tenere conto delle attitudini diverse delle diverse specie, e della stessa specie in fasi diverse (alimentazione, riproduzione).

Si arriva così agli assurdi, come nella baia di Samanà in Repubblica Dominicana dove è vietato avvicinare le balene a vela.

Il rituale dei quindici minuti:

L'esempio che meglio spiega come queste regole siano in genere fatte per tutelare gli operatori piuttosto che i cetacei è il "rituale dei quindici minuti", previsto da tutti regolamenti. Questa norma prevede che una barca possa rimanere con i cetacei per un tempo appunto di quindici minuti, trascorsi i quali deve lasciare il posto ad un'altra che sarà rimasta in attesa a distanza di 100 (o 200) metri.

Questa norma è aberrante per due motivi:

1) Non è affatto detto che una barca a 100 metri di distanza, mentre un'altra è più vicina, non provochi disturbo.

Le strutture sociali dei cetacei sono complesse (ed in gran parte non comprese). Non è raro che le giovani stenelle giochino con la barca mentre le madri con i cuccioli nuotano poco lontano. Per i cetacei sorvegliare la posizione di due barche (o 30, come avviene alle Canarie) è molto più complicato che non interagire con una sola imbarcazione che si muove in modo determinato e senza variazioni di rotta. Provate ad immaginarvi nella stessa situazione.

2) Non è affatto detto che il cetaceo abbia intenzione di interagire con le barche "in coda" dietro alla prima.

La scelta di interazione fra uomo e cetaceo dovrebbe spettare a quest'ultimo. Come accettiamo che un gatto non voglia lasciarsi toccare pena una graffiata, così dobbiamo accettare che una balena o un delfino non siano disponibili all'incontro. Ogni abuso nuoce all'osservazione in corso e a quelle future dello stesso individuo e va assolutamente evitato.

Questa norma considera il cetaceo un "prodotto di consumo" e non tiene conto dell'imprevedibilità del comportamento della maggioranza dei cetacei, che è ciò che rende così stimolante e divertente interagire con loro in libertà (per entrambi).

Per noi che dedichiamo ogni volta ore ad ogni incontro con un cetaceo curioso, lasciando tranquillo quello che non si mostra disponibile, il rituale dei quindici minuti è assolutamente incomprensibile ed inaccettabile.

Il problema delle licenze:

Chi è autorizzato ad avvicinare i cetacei? Nel corso del nostro viaggio abbiamo osservato che le licenze vengono in genere create ed acquisite dagli operatori che per primi hanno sfruttato la situazione, in modo da impedire che altri inizino un attività concorrente. In via teorica il sistema delle licenze potrebbe tutelare i cetacei quando il numero di operatori cresce in modo spropositato. In pratica noi abbiamo verificato che il sistema delle licenze è un modo per instaurare i monopoli e sviluppare corruzione. Chi dovrebbe avere l'autorità di rilasciare licenze?

Il solito vecchio problema, chi controlla i controllori?

Noi troveremmo quanto meno divertente il dover chiedere a qualcuno che vive fra le scartoffie e non in mare il permesso per avvicinare (o farci avvicinare) dai cetacei con cui condividiamo la maggior parte del nostro tempo.

I cetacei non hanno bisogno di queste cose!

Come proteggere i cetacei?

Nel corso del nostro viaggio abbiamo osservato che le situazioni più drammatiche per i cetacei si osservano dove c'è una popolazione costiera stanziale (anche se stagionale, come per le megattere) e dove le condizioni meteo sono mediamente favorevoli.

Le barche a motore si installano ed effettuano uscite giornaliere con decine se non centinaia di persone a bordo. A volte, dove il business lo giustifica, i cetacei vengono ricercati con aerei o elicotteri. Le barche si tengono in contatto via radio e non appena individuato il gruppo, sempre lo stesso, vi si affollano intorno.

Inizia così il rituale dei 15 minuti. Spesso i cetacei sono molto vicini alla costa ed in acque poco profonde e le loro possibilità di fuga sono ridotte. I ferimenti dei cetacei causati delle eliche non sono rari.

Questo è il peggiore spettacolo che la mente umana possa concepire quando si tratti di interazioni fra l'uomo e l'ambiente. Il cetaceo è trasformato in un prodotto da fruire nei modi e nei tempi decisi dall'operatore. Non c'è spazio per la curiosità, l'attenzione, l'intelligenza.

Difficilmente riusciamo ad immaginare qualcosa di più diseducativo per le persone a bordo, che non avranno mai la possibilità di sapere cosa hanno perso.

Come proteggere cetacei e persone dalla avidità degli operatori?

1) Le attività commerciali che prevedono lo sfruttamento dello stesso gruppo di animali o della stessa zona ogni giorno, così come la localizzazione aerea, non sono accettabili in un'area protetta. L'elemento casualità dell'incontro è fondamentale per ridurre l'impatto sui cetacei.

2) Le uscite alla giornata o addirittura di mezza giornata sono diseducative e controproducenti, oltre che raramente efficaci. E' necessario dedicare il proprio tempo per vivere lo straordinario incontro in mare con i cetacei.

3) Informare l'opinione pubblica sui rischi che corrono i mammiferi marini sottoposti a whale watching intensivo è un dovere di tutti gli organismi impegnati nella loro tutela. Il pubblico alimenta il business di pochi operatori senza scrupoli non perché insensibile, ma perché non correttamente informato sulle conseguenze di queste attività.

 
 

 

 

Foto e testi su questo sito sono proprietà di Delphinia Sea Conservation.
Non usare senza autorizzazione.
Per le riviste, le foto sono disponibili ad alta risoluzione. Contattare info@delphinia.org