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E' nel 1985 che Michela Podestà,
allora giovane studente all'Università di Milano sotto la direzione
di un famoso cetologo italiano, il Prof. Luigi Cagnolaro ha condotto
la sua ricerca sui cetacei per una tesi di dottorato nel bacino
ligure-provenzale, ovvero tra Capo Noli, all'est di Savona, ed
il Cap d'Antibes.
Era un'epoca fortunata perchè i cetacei
non erano minacciati da nessun pericolo, salvo gli occasionali
sfortunati incontri con le eliche delle navi. La tesi di Michela
Podestà è stata discussa con un gran successo e l'ambiente
scientifico, tanto italiano che francese, ha cominciato a prendere
coscienza della ricchezza della vita dei mammiferi marini esistenti
nelle acque delle due riviere.
A quell'epoca si era fortemente sviluppata
nelle acque del Mar Tirreno meridionale la pesca con le reti derivanti.
Queste reti con una maglia di 35 centimetri sono fabbricate in
materiale sintetico e sembrano delle tende di un'altezza di 40
metri e di una lunghezza smisurata. Sono state utilizzate quasi
unicamente dai pescatori del sud dell'Italia che le spiegavano
su una lunghezza di molte miglia realizzando delle anse e le rimontavano
con l'aiuto degli argani dopo aver trascorso una notte in mare.
La distruzione dei pesci non commerciali, dei
cetacei, senza parlare degli squali e degli uccelli marini,
era impressionante. I giornali ne parlavano qualche volta. Alcune
associazioni di difesa della natura e degli animali (WWF, Marevivo,
Greenpeace, ASPAS, etc...) elevarono delle proteste sempre più
aspre, sfortunatamente senza risultato pratico visto che i pescatori
continuarono tranquillamente le loro attività.
Nel 1988 un gruppo di questi pescatori si
spostò nei porti di Imperia e S.Remo dove la pesca al pescespada
con i palamiti galleggianti era sempre stata praticata. Il risultato
di questo spostamento fu veramente tragico e sconvolgente per
gli italiani della costa, ma anche per i francesi che non avrebbero
mai pensato di vedere nelle loro acque un capodoglio o una balenottera
morta avviluppata nelle rete derivanti.
Qualcuno a S.Remo prese contatto con le
autorità marittime italiane per cercare di impedire a questi pescatori
di ritornare ad Imperia ed a S.Remo nel 1989, ma i tentativi si
rivelarono inutili. La sollecitudine mostrata verso i pescatori
dalle autorità marittime italiane, che non volevano in nessun
modo intralciare le attività di questi ultimi, fu mal compresa.
In realtà la maggior parte dei pescherecci
impegnati in questo tipo di pesca appartenevano a dei grossi armatori
che facevano di questa attività una bieca operazione commerciale.
Nel 1989, a partire dal mese di Giugno, nei porti di Imperia e
S.Remo c'erano una quarantina di barche del sud dell'Italia.
Quello che accadde è indescrivibile e
solo la statistica pubblicata nella rivista de "L'Osservatorio
Pelagos" può fornirne una minima visione. La situazione fra Capo
Mele, all'Est di Imperia, ed il Cap d'Antibes è tragica.
Per questa ragione l'Ing. Roberto Nicoletti
di S. Remo, membro del Rotary Club e Presidente della O.N.P.A.
(Organismo Nazionale per la Protezione degli Animali) ed il Sig.
Squarciafichi, Presidente del Rotary Club di S.Remo, da una parte,
ed il Sig. Renè Vestri, sindaco di S.Jean Cap Ferrat e presidente
fondatore dell'associazione "SOS Grand Bleu", dall'altra parte,
organizzarono una riunione il 27 Gennaio del 1990.
Furono convocati a S.Remo numerose personalità
scientifiche e politiche, oltre a dei rappresentanti dell'opinine
pubblica italiana e francese con lo scopo di stabilire un piano
di azione per vietare la pesca con le reti derivanti nelle acque
corso-liguro-provenzali.
Due parlamentari della regione Liguria,
il Dep. Manfredo Manfredi ed il Sen. Lorenzo Acquarone, si impegnarono
di fronte a tutte le persone partecipanti alla riunione a presentare
al Parlamento Italiano e far approvare un decreto ministeriale
che vieti la pesca con reti derivanti nel tratto di mare compreso
tra l'Isola del Tino, vicino a La Spezia, il Capo Corso ed il
Cap d'Antibes.
Questo decreto ministeriale è stato recepito
il 18 luglio 1990 ed è tuttora d'attualità (il progetto cominciava
a delinearsi). Sarebbe troppo lungo spiegare tutte le battaglie
(e le spese sostenute) per raggiungere la vittoria contro le reti
derivanti nelle nostre acque. Sarebbe ugualmente impossibile riprodurre,
per farli conoscere, tutti i documenti e le carte che formano
il fascicolo. Lo stesso è a disposizione di chiunque fosse interessato
a consultarlo.
E così, grazie alla lotta di numerose associazioni
contro queste reti, il progetto Pelagos si presenta per la
prima volta nel 1989 durante una riunione a Monaco. I tre Stati
prendono infine coscienza del dramma e, influenzati tra gli altri
dai ricercatori dell'Istituto Thetys, decidevano di riunirsi per
finalizzare nel 1993 a Bruxelles una dichiarazione di intenti,
ed il 25 Novembre 1999 a Roma la firma definitiva dell'accordo,
accordo che per ora non è che un impegno per la massa in opera
delle raccomandazioni.
Speriamo che non ci vogliano altri dieci anni
di lotta per la sua messa in opera effettiva.
Durante le campagne di avvistamento cetacei
di Delphinia Sea Conservation nel Mar
Ligure vengono svolti programmi di ricerca scientifica coordinati
dall'EPHE, Università di Montpellier, che hanno come obiettivo
la comprensione delle complesse relazioni fra i cetacei, l'ambiente
e la presenza dell'uomo. Queste informazioni porteranno un contributo
fondamentale alla definizione ed alla messa in opera del Santuario
dei Cetacei del Mar Ligure.
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