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UN ANNO CON LE BALENE/BENVENUTI IN ATLANTICO!!-> NEXT Il passaggio delle Colonne d'Ercole a vela è emozionante per noi come lo è stato per i navigatori del passato. A differenza degli antichi velieri, noi siamo impegnati nella navigazione in mezzo alle due file di navi, entranti ed uscenti, che dati gli spazi ristretti non potrebbero manovrare per evitarci. Nonostante il mare formato Fabio ha fatto un'infornata di pane e focacce di diversi tipi e salutiamo l'Oceano con birra fresca e focaccia fumante. Giunti al traverso di Tangeri vento e mare calano, ma la navigazione si fa pericolosa per il labirinto di reti derivanti segnalate da una miriade di boe lampeggianti. Ce ne sono dappertutto ed è solo con l'aiuto del radar che riusciamo a trovare l'uscita e a fare rotta verso ovest-sud-ovest.La costa marocchina atlantica è pericolosa e preferiamo allontanarci di almeno 150 miglia prima di fare rotta su Gran Canaria. Il primo giorno in Atlantico ci accoglie con un vento leggero da nord est e mare calmo. Evviva! E' finita l'instabilità del Mediterraneo invernale. Poco tempo per esultare: dalla stazione meteorologica di Hoffenback riceviamo un fax che annuncia l'instaurarsi di una depressione sulle Canarie che porterà pioggia, temporali e vento da sud. Sarà meglio godere di questa bella giornata di sole tenendo le orecchie tese e stando attenti ad ogni cambiamento. Come al solito il vento comincia a soffiare durante la notte, costringendoci a ridurre tela e a tirare dei bordi. Navighiamo di bolina con 35 nodi da sud che alzano un mare appuntito e la barca ricade spesso nel vuoto dopo aver superato una cresta. In una di queste "spanciate" un corto circuito dovuto al generatore fa saltare tutti gli strumenti a 12 volt che erano accesi in quel momento. Lista danni: VHF, Eco, Log, Bussola elettronica e stereo. Fintanto che saremo in alto mare ci mancheranno solo lo stereo e la bussola elettronica, ma in prossimità della costa sentiremo la mancanza della radio e dell'ecoscandaglio. La notte successiva verso le 11.30 il mare diventa nero e tutto intorno lugubri lampi e tuoni rimbalzano fra il mare e le nubi. Non ci piacciono i temporali, ed ancor meno visti da bordo dell'unico oggetto nel raggio di molte miglia che punta dritto nel cielo un bel palo metallico. La barca d'acciaio in caso di fulmine fa da gabbia di Faraday ed al suo interno si è completamente al sicuro. Regolando le vele ci mettiamo alla cappa. E' incredibile, stando sottocoperta si ha l'impressione che tutto si sia calmato, scolleghiamo tutta la strumentazione elettronica e ci addormentiamo esausti. Usciamo ogni mezz'ora per controllare ed è un piacere vedere Elendil giocare con le onde in un mare scatenato, scarrocciando lentamente sottovento ed appiattendo il mare dai frangenti. Il mattino seguente siamo tutti riposati. E' andata bene, nessun fulmine e nessun danno in coperta. Rincominciamo le danze. Per navigare in sicurezza facciamo un bordo verso terra durante il giorno ed uno verso il largo la notte. Il vento continua a soffiare fra i 30 e i 40 nodi e ci rendiamo conto che da ormai 9 giorni viviamo con la cerata addosso. Nonostante tutto riusciamo a mangiare bene e l'interno della barca è asciutto e confortevole. Mancano meno di 50 miglia a Gran Canaria ed abbiamo proprio voglia di arrivare prima che faccia notte. Bordiamo tutte le vele di piatto e con l'aiuto del motore cerchiamo di guadagnare il più possibile contro il mare ed il vento. Scendendo da un'onda una turbolenza fa sbattere violentemente la randa ed alcuni garrocci si rompono su circa due metri di inferitura. In un attimo fanno "filotto" e si strappano quasi tutti. Salvare la vela con questo vento e questo mare non sarà facile. Decidiamo di ammainare benché la vela non tenuta sull'albero avrà tendenza a prendere vento rendendo complicata l'operazione. Pochi secondi dopo aver iniziato la manovra guardiamo in alto e la randa è già divisa in due, strappata su tutta la larghezza all'altezza del primo ordine di crocette. Ammainiamo a fatica, imbrigliamo la vela sul boma ed un po' depressi proseguiamo la rotta verso il porto di Las Palmas. La grande città che sorge dall'Oceano è assolutamente ignara delle fatiche che abbiamo fatto per raggiungerla e di quanto essa sia lontana dal luogo da cui siamo partiti. Porquerolles -Las Palmas, 1500 miglia, 11 giorni di navigazione di cui 8 in burrasca. Elendil è una gran barca!! |
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