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UN ANNO CON LE BALENE/DALLE CANARIE A... CAPO VERDE!!-> NEXT

La settimana a Las Palmas trascorre con ben poche concessioni allo svago e tutto il tempo viene dedicato alle riparazioni ed alle ultime verifiche in vista della traversata. Conosciamo nuovi amici: Bianca e Walter su Tabata, che andranno ai Caraibi, Giorgio e Carlo su Aquarius, diretti a Miami, George, Nathalie ed il piccolo Enzo che vanno in Senegal.

Oltre agli altri navigatori, incontriamo due personaggi canari: Raphael, il prezioso radioamatore che collega e passa le informazioni meteo a tutte le barche in traversata, e Benoit, il velaio francese che ci ha riparato la randa e che ha trascorso molto tempo a bordo di Elendil a discutere di cetacei. Appassionato di balene, Benoit ci ha raccontato di quando a Las Palmas incrociavano le navi baleniere russe per consegnare olio e carne alla grande nave frigorifera che li avrebbe portati a destinazione. I marinai arrotondavano il magro stipendio vendendo denti ed ossa abilmente incisi, alimentando un importante commercio.

Fabio e Silvio scendono qui ed una bella mattina molliamo gli ormeggi. Direzione Martinica, nelle Indie Occidentali.

Costeggiando Gran Canaria siamo sorvolati due volte da una squadriglia di aerei militari. Ora ci aspettano 2700 miglia lontani da tutto ciò, lontani dal mondo, o almeno da quello che pensiamo esso sia. Una lunga navigazione da vivere noi due da soli.

I ritmi della navigazione nell'aliseo sono scanditi dagli appuntamenti radio (3 al giorno), dai bollettini meteo e dalle manovre per evitare i groppi o per regolare le vele. La nostra rotta scende fino a 200 miglia a nord ovest dell'arcipelago do Capo Verde prima di proseguire per circolo massimo fino ai Caraibi.

Navighiamo sotto autopilota, l'aliseo è sostenuto e la barca rolla molto. A volte è difficile fare da mangiare o svolgere le normali operazioni di riordino.

Siamo partiti da cinque giorni ed abbiamo da poco superato il punto di accostata dopo Capo Verde quando la barca parte improvvisamente all'orza. Marco si precipita al timone, disinserisce il pilota, ma non ce n'è bisogno, è già scollegato. Enrica prende il timone, mentre Marco scende nel locale timoneria.

Il pistone idraulico penzola sotto il settore, l'asse di collegamento si è tranciato alla base. Non abbiamo molta scelta, duecento miglia fino a Capo Verde o duemila miglia fino ai Caraibi, in due e senza pilota automatico. Lo scalo a Capo Verde non era previsto e non possediamo una carta nautica di dettaglio per l'atterraggio, disponiamo solo delle informazioni contenute nell'Atlantic Cross Guide. OK! Rotta su Mindelo all'isola di Sao Vicente, li c'è un cantiere che potrà certamente effettuare la saldatura.

Navighiamo di bolina a 9 nodi, che bellezza! Fa caldo ed anche il rollio è finito. Il giorno seguente avvistiamo nella foschia l'isola di San Antao e rimaniamo senza parole. E' l'immagine più forte ed incredibile che abbiamo mai visto. Una montagna verde con costoni a strapiombo che si gettano nell'Oceano spumeggiante, vallate incastonate di paesini qua e là. La foschia è causata dall'harmattan, il vento che porta la sabbia del deserto per molte miglia verso il largo.

Costeggiamo i lati nord ed est di San Antao prima di fare rotta su Sao Vicente. Nel primo pomeriggio diamo fondo all'ancora nella rada di Mindelo, ormeggiandoci con la poppa al "marina" ricavato da una navetta di una quarantina di metri che funge da banchina. Immediatamente un ragazzo capoverdiano si offre per lavori di riparazione, saldatura e meccanica. Si chiama Ilidio e parla un francese perfetto.

 

 

 

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